Lo sai, non credo ci sia un modo semplice per dirsi certe cose.
Non cerco un modo semplice per dirle. Cerco un modo semplice per smettere di sentirle, certe cose.
Ah, beh, peggio. Non esiste in natura. Non è contemplato negli accessori in dotazione al cervello umano.
Che cosa crudele. Io avrei inventato un cervello che potesse sentire e smettere di sentire a comando.
Cos'è che non vuoi sentire?
La nostalgia. Che non è però quella sensazione di mancanza e attesa assieme. La nostalgia che sento io, è una sensazione di mancanza mista alla consapevolezza che ci sono cose che non esisteranno mai più. E ad un certo punto, ti devi rassegnare all'idea di non poterci fare nulla, perché non puoi smettere di sentire a comando. Di conseguenza, devi solo aspettare che passi, che l'urto dell'onda non sia troppo forte e che si ritiri poi in fretta. E che non mi lasci troppo malconcia.
Se ti do una testata nei denti ritirandomi in fretta pensi che ti lascio malconcia?
Certe volte mi parli come se tutto quello che sento fosse colpa mia. L'hai appena detto anche tu che l'accessorio per smettere di sentire a comando non è in dotazione al cervello umano.
Si. però abbiamo in dotazione quello per smettere di essere consciamente masochisti. Che ormai nel tuo caso è troppo tardi. Sei irrecuperabile.
Ah, grazie. Mi sento sempre molto meglio dopo aver parlato con te.
Figurati. Quando vuoi.
sabato 4 luglio 2009
mercoledì 1 luglio 2009
- Ma scherzi? Come si fa a dimenticarle?
- Ma è che aumentano sempre più! Potresti, che so, scrivere un manuale: “le scuse che un uomo inventa per venire a casa mia”
- Dovrei fare una classifica. Nell’ultima settimana non so se mi piace di più “posso dormire da te stasera ho bevuto e non posso guidare fino a casa”, oppure “lo so, sono le tre del mattino, ma ho un’improvvisa voglia di caffè posso salire da te”
- Ti stai dimenticando “vengo da te a risolverti quel problema al computer”, per non parlare di “avevi la lampadina in bagno fulminata vero? Vengo a cambiarla?”
- Dovrebbero usare un po’ più di immaginazione. Tu che scusa inventeresti?
- Inanzi tutto, è sbagliata la premessa per me. Io, vorrei portarla a casa mia l’altra persona, non andare a casa sua. Mi sento meglio nel mio territorio
- E come la convinci? Cioè, che ti inventi per non essere spudorato?
- Ma io sono spudorato! Però, nel caso non lo fossi, beh, che so “vieni da me a vedere la mia collezione di criceti morti impagliati?”
- Secondo me funziona
- Ovvio che funziona! Una volta ci ho provato. La persona in questione ha riso, poi ha avuto paura che i criceti impagliati esistessero davvero e quando si è resa conto che non c’erano abbiamo scopato. È tutta una questione di sorprese. La vita è noiosa. Bisogna sorprendere le persone. E farle sorridere. “ho bevuto non posso guidare fino a casa” mi pare una scusa piuttosto becera.
- E che ne pensi di “guardiamo un film assieme?”
- Guarda che te l’eri bevuta quella, me lo ricordo.
- E vabbè, ma mi sembrava una scusa innocente…
- Alle 4 del mattino?
- Ok, sono un po’ tarda…
- Emotivamente imbecille, direi
- Che c’entra l’emotività col credere alle scuse degli uomini?
- Niente, però ogni tanto te lo devo ricordare che sei una beota emotiva
- Grazie, che farei senza di te.
- Staresti a guardare film alle 5 del mattino con gente improbabile credendo che davvero vogliano guardare il film
- Ma và, me ne accorgo quando sono scuse. E certe volte vorrei credere a tutte le cazzate che dicono. Nella prossima vita voglio nascere molto stupida.
- Non temere, che non devi aspettare la prossima vita!
- Guarda che io intendevo un altro tipo di stupidità!
- Perché, la tua non basta?
- Ecco, io intendo… vorrei nascere come quelle donne che credono alle cazzate che dicono gli uomini. E che si entusiasmano per la borsetta nuova e che l’unghia spezzata è la tragedia più grave nella vita.
- Se vuoi ti lobotomizzo così ci diventi in questa vita.
lunedì 22 giugno 2009
- stai scherzando?
- Ti sembra che io stia scherzando?
- Era una domanda retorica… ma ti pare mai possibile che la storia più bella della tua vita sia quella con Umberto? Insomma, sono passati 13 anni, nel frattempo ci sarà stato qualcuno di importante… ma che dico, certo che c’è stato. Io c’ero! Li ho visti! Ed erano certamente più importanti di…
- Lo so, lo so. Ma che vuoi. È stata quella più bella.
- Non credi che reputarla la storia più bella della tua vita dipenda da un’incalzante crisi di mezza età?
- Crisi di mezza età? Scusa, non ti pare prematuro?
- Che ne so, voi donne a trent’anni diventate molto strane
- Io ne ho 29
- Parente a 30
- Si vabbè, ma non c’entra niente. Quella con Umberto è stata la storia più bella della mia vita. Accettalo. Lui era l’uomo che volevo. Quello che al mio compleanno mi ha mandato i fiori a casa. Quello che ha fatto follie per avermi. Quello che ha pianificato nei dettagli il nostro primo appuntamento e scelto con oculatezza il luogo preciso in cui baciarmi per la prima volta. Lui era… lui era quello che quando una sera siamo andati in montagna ha preso tra le mani una lucciola e me l’ha accostata al viso perché ero bella illuminata da quella luce.
- Smettila. Sto per vomitare.
- …quello che ogni giorno mi diceva che ero sempre più bella.
- Tesoro, aveva 18 anni. Anche volendo sorvolare sul fatto che ora non sarà più così, non hai pensato che forse Brizzi aveva rovinato anche lui? E comunque non mi convinci mica che questo discorso alla melassa non dipenda dalla crisi di mezza età. E credo che la crisi sia indissolubilmente collegata anche allo shopping sfrenato che hai fatto. Fà vedere che hai comprato…
- Dai, no. Non è interessante…
- 200 euro in profumeria?
- Ma la smetti di controllare i miei scontrini?
- e cerchi ancora di convincermi che non sei in crisi per l’inesorabile avvento dei tuoi 30 anni? Vediamo, vediamo… tonico, ombretto, crema giorno… che è ‘sto coso? Spray illuminante per i capelli??? Non commenterò… mascara, eye lyner… e questa? Ha-ah! Crema anti-età! Ho sempre ragione io!
- È solo una crema-notte, finiscila.
-Anti-età… che fine hanno fatto le creme anti-rughe? ‘cazzo vuol dire anti-età? Ti blocca lo sviluppo?
-È marketing. Io ho 29 anni, non comprerei una crema con su scritto “anti-rughe”. Non accetto l’idea di poter avere rughe a 29 anni. Mentre invece se leggo “anti-età” la mia mente bacata pensa che quella crema magica mi farà rimanere 29enne per sempre! Guarda che ci sono fior fiore di scienziati della comunicazione che passano le giornate a pensare a come prendere per il culo donne come me! E funziona…
sabato 6 giugno 2009
- Per cosa? Ma che stai facendo da mezz'ora come un ebete davanti alla finestra? E chi devo uccidere?
- è stato il becero a fare questo, vero?
- A fare che? ...oh, hai fatto il caffè, che bello... insomma che avrebbe fatto Francesco?
- Becero. si chiama Becero. Guarda là fuori...
- Fuori dove, scusa? Dici fuori dalla finestra? Guarda che sei strano stamattina, mi vuoi spiegare che... OMMIODDIO!
- Si, l'ho detto anch'io mezz'ora fa quando mi sono affacciato. Ommioddio, tutto attaccato. Allora, è stato lui?
- Non ci credo... ommiodio...
- Dimmi la verità, il Becero non esiste. è solo una nostra proiezione mentale uscita da un libro di Moccia per perseguitarci. Una proiezione mentale che va in giro di notte a disegnare murales di fronte alla nostra finestra. Ieri sera quel coso gigantesco non c'era.
- ...ommioddio...
- La cosa peggiore è che il disegno è pure bello. Stà a vedere che mi piace pure 'sto murales. che poi ti chiederai "ma come fa Andrea a sapere che è stato proprio il Becero?". Beh, quel fiore giallo è chiaramente un narciso. E la so quella storia dei narcisi che quando gliel'hai raccontata ha riso per due giorni.
- ...ommioddio...
- ...solo che la frase accanto al fiore gigante non mi è ben chiara: "Luna, niente è più uguale", ma immagino saranno cose vostre.
- ...ommioddio...
- Credi che a un certo punto riuscirai a dire qualcos'altro? Che so, tipo "ciao Andrea, esco, vado a comprare un bidone di vernice e copro tutto"?
- Ho bisogno di un altro caffè...
- Anch'io, ma prendi una siringa, me lo inietto direttamente in vena.
(- Allora, c'è questa scena del film. Lui lo sa quali sono i suoi fiori preferiti. E allora ne ordina da tutta la nazione, li sparge tutti nella piazza sotto la sua finestra e aspetta che lei si affacci. E lei effettivamente si affaccia e lo vede lì, in mezzo a quel mare giallo di fiori. I suoi fiori preferiti, e lui là in mezzo, in mezzo a milioni di asfodeli, a dirle che la vuole.
E allora io e Laura ci siamo dette che anche noi avremmo sposato l'uomo che ci avesse regalato un milione di asfodeli, concludendo, ovviamente, che non ci saremmo sposate mai.
Ma il problema non è veramente questo.
Il problema non è neppure che Tim Burton ci ha mentito peggio di come ha fatto Walt Disney sull'esistenza dell'uomo romantico.
Il problema vero è stato il doppiaggio.
I fiori preferiti da lei sono i "daffodils", i narcisi. Tu pensa se qualcuno ci avesse ascoltate davvero e ci avesse regalato un milione di asfodeli, un fiore che è praticamente uguale allo scopino del water...
è per questo che odio il doppiaggio, i doppiatori possono farci credere qualsiasi cosa! è chiaramente una cospirazione.)
mercoledì 13 maggio 2009
- di chi? Di Moccia? Ma sei scema?
- Dai, ammettilo. Quello ha scritto le storie adolescenziali che ogni ragazzina avrebbe voluto vivere ed è diventato ricco! Quello è un genio!
- Ma tu sei seria?
- Si! E poi quella storia dei catenacci sul ponte sul Tevere… che romantico! Vomitevole. Talmente vomitevole che ogni sedicenne ne va matta. Solo che c’è un problema.
- Dici oltre al fatto che ti sei documentata su Moccia?
- No, il problema è un altro
- Che il palo dei catenacci sul Tevere è crollato per il peso? Pensi che gli innamorati lo abbiano preso come un segno nefasto del destino?
- Ovviamente. Ma se stai zitto volevo esporti il genio sottile dei nostri adolescenti.
- Cioè?
- Allora. Siccome noi non abbiamo il Tevere, hanno dovuto trovare un altro posto per attaccare i loro bravi catenacci dell’amore. Ora, noi abbiamo l’Irno, ma è un fiume un tantino spoetizzante. E quindi hanno optato per il porticciolo. Se vai al molo, attaccati alle ringhiere della passeggiata ci sono centinaia di catenacci degli innamorati con sopra le iniziali dei nomi delle coppie che li hanno lasciati lì.
- Ma davvero? Scherzi?
- Quasi sempre. Ma ora purtroppo no. Dunque, la cosa funziona così: tu vai col tuo ragazzo-barra-a al molo, attaccate il catenaccio e ci scrivete sopra le iniziali dei vostri nomi. Poi la chiave va buttata a mare, perché è per sempre. Ma che succede quando i due si lasciano?
- Ma non era per sempre?
- Si, per due settimane. Ma i nostri adolescenti sanno bene come fregare l’eternità! Il molo è pieno di catenacci con sopra le iniziali cancellate col bianchetto.
- Col bianchetto???
- Si. Il bianchetto.
- Cioè, fammi capire. Basta un colpo di bianchetto per cancellare un amore eterno?
- Si. E guarda che dovremmo prendere esempio noi che ci laceriamo per mesi! Che idioti, non abbiamo mai provato il bianchetto! Ora, sempre parlando di Moccia…
- Luna, dove sono?
- Che cosa?
- I libri di Moccia che hai letto. Dove sono?
- Non ho letto Moccia.
- Non dire cazzate. Dai, non lo dirò a nessuno. Il tuo segreto sarà al sicuro. Dove sono?
- Non ho letto i libri, giuro. Ho solo visto i film.
- Che hai fatto?? Ma quando? Con chi? Perché? Sei veramente andata al cinema a vedere i film di Moccia?
- Ma sei scemo? Li hanno dati su sky. Senti, io dovevo capire!
- E fammi capire pure a me…
- E non posso. Perché non ho capito. Ma magari se avevo 15 anni capivo…
- Improbabile. Tu a 15 anni eri troppo occupata a fare la grooupie per pensare alle storie melense.
- Ah già… vabbè. In ogni caso, non ho capito. Per esempio, c’è una scena che proprio mi ha lasciata basita.
- Una sola?
- No, ma una più delle altre. Allora, i tizi del catenaccio, a un certo punto, sono in crisi, perché lui la tradisce con quella del film precedente, quella dei tre metri sopra il cielo per intenderci.
- Vai avanti, anche se inizio seriamente ad essere spaventato…
- Non mi interrompere che perdiamo la suggestiva atmosfera alla melassa. Allora, lui la tradisce. E però poi capisce che lei è la donna della sua vita, cazzo, hanno attaccato un catenaccio sul Tevere, non può finire così. E allora deve farsi perdonare. E che cosa fa questo genio del crimine? Le fa trovare una gigantografia di una foto di loro due che si baciano che ricopre tutta la facciata del palazzo di fronte casa di lei. Ovviamente lei si scioglie in lacrime di gioia, gli corre incontro e si baciano appassionatamente e vissero tutti felici e contenti. Ora, anche volendo ammettere che lui sia molto ricco da spendere millemila euro per farsi fare la gigantografia e chiamare un’impresa edile per attaccarla al palazzo… gli inquilini non si saranno un po’ risentiti? E il comune gli avrà rilasciato i permessi? E nessuno ha pensato di rinchiuderlo e buttare la chiave nel Tevere? In effetti anche io comunque gli sarei corsa incontro a rallentatore, solo che poi gli avrei dato una testata nei denti! Ma sei ebete? Ma come ti viene in mente di far vedere al mondo la mia faccia gigante che mi si vedono tutti i punti neri? Io avrei chiamato la neuro, la polizia e uno psichiatra. Lo psichiatra per me ovviamente, sai, per superare il trauma e capire perché mi ero messa assieme al re degli imbecilli…
- Tu stai introducendo un discorso obbiettivo e pratico in un libro che non è un libro, ma la versione moderna delle favole di Walt Disney. A te ti ha fregata Walt, alle adolescenti moderne le frega Moccia. Guarda che la storia è ciclica!
mercoledì 4 marzo 2009
non ci guarderemo indietro mai (negrita)
e non mi pento proprio, sono in riserva ormai
Io ci credo in quel che voglio e forse voglio farmi male
ma non mi riconosco in quello che conviene
Mi piace scivolarvi fuori da ogni calcolo
Per riportarmi in riga servira' un miracolo
Complici e simili da credere alle favole
Coi nostri sogni in gola questa notte sembra fatta per noi...
che non ci guarderemo indietro mai
Traghettato da un destino a volte sordo e malinconico
In un viaggio clandestino tra allucinazioni e panico
forse perche' so di avere un diamante tra le mani
un morbido rifugio per tempi meno buoni
Mi spinge sul divano lo so che ha gia' deciso
E resto senza fiato tra l'inferno e il paradiso
Scioglie i capelli in boccole di nuvole
Il suo sapore e' miele e questa notte sembra fatta apposta per noi...
che non ci guarderemo indietro mai
lunedì 9 febbraio 2009
- si lo so
- è pazza?
- eh, dipende dai punti di vista. Secondo me c’ha un sacco di storie da raccontare, solo che, siccome nessuno le ascolta più, ha deciso di urlarle. Qualcuno ci sarà che, passando sotto la sua finestra, la ascolta.
Secondo me, altro che pazza! È intelligente. Ha un’esigenza: raccontare. Ha trovato il modo per farlo.
Per esempio stamattina ho saputo che Orlando si era perso nelle campagne dove stavano le contadine. E ci ha messo quattro ore a tornare.
- chi è Orlando?
- e che ne so? Ancora non interagisco con la vecchia. Magari era suo marito.
- e s’è bevuta la storia che s’è perso nelle campagne?
- secondo me no, non se l’è bevuta. Altrimenti perché ha specificato che c’erano le contadine nelle campagne?
No, non se l’è bevuta affatto. Solo che una volta si faceva finta di nulla, si fingeva di credere alle storie che ti raccontavano i mariti.
- perché, ora che cosa è cambiato?
- oddio, ma quand’è che abbiamo smesso di credere nelle relazioni? Quand’è che siamo diventati così disillusi?
- quando Albano e Romina si sono lasciati.
- ah, già.
domenica 8 febbraio 2009
- tu non ti rendi conto!
- ma di che???
- lo vedi? Neppure lo sai! È questo il tuo fascino, l’ascendente che hai sugli uomini mischiato al fatto che non te ne accorgi…
- veramente me ne accorgo…
- ma non sai fino a che punto… voglio dire: i tuoi gesti, il modo in cui parli agli uomini, in cui li guardi… qualsiasi uomo tradirebbe per te.
- guarda che io non voglio, eh. Non voglio confonderti. Dimmi che devo fare per smettere di confonderti.
- dovresti smettere d’esistere.
- si, Ridge. Potresti smettere di parlare come il personaggio di una telenovela?
- ma perché devi sempre ridicolizzare tutto?
- ma perché? Tu pensi davvero che la vita vada presa così sul serio?
sabato 7 febbraio 2009
- ma precisamente non lo so.
- ma niente niente?
- niente. Però fingo bene. Anche con me. Fingo di provare delle emozioni. Fingo così bene che alla fine ci credo anche io.
- sei brava, si. Meriteresti l’oscar. Sembravi innamorata.
- già… si… vorrei ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutata ad arrivare fin qui…
- posa la Tennets, non è l’oscar.
- devi sempre rovinare tutto.
venerdì 6 febbraio 2009
- ma che cazzo leggi? Chiudi ‘sto libro depresso!
- oh, ma è vero. Se ci pensi.
- e perché flagellarsi pensando alle cicatrici? Non è più bello e sano ignorarle?
- che stai leggendo?
- un libro sul cinema. Qui elenca tutte le fobie su cui è stato fatto un film. Tu ce l’hai la brontofobia?
- la paura di Brontolo? No. Mi fa più paura Gongolo. ‘Cazzo c’ha da ridere tutto il tempo?
- idiota, la brontofobia è la paura dei temporali!
- non mi chiamare idiota, che tu prima di leggerlo lì avresti detto che era la paura delle persone incazzate!
- quanto mi conosci.
- eh si
- e la fotofobia ce l’hai?
- si. Sai, essendo un personaggio pubblico, fuggo sempre dai flash degli ammiratori. Dai, che sarebbe?
- anche io ho paura delle foto. Faccio sempre un’espressione deficiente, tranne quando non so di essere fotografato… comunque, è la paura della luce.
- ah, beh, appena divento un vampiro, ce l’avrò.
martedì 11 novembre 2008
tu non hai molta voce in capitolo.
lei incrocia le strade ed i vicoli a suo piacimento, e decide chi lasciarti incontrare.
lei decide se per anni devi sfiorare una persona senza mai accorgerti che esista.
lei alza la polvere dalle strade per farti chiudere gli occhi se lui passa.
lei decide se lasciarti andare o no.
è questa città. è lei che decide.
io li amo i miei vicoli. e sono nata qui. sono cresciuta qui. lei ha sempre deciso quando lasciarmi incontrare qualcuno. quando muovere le strade come tentacoli per fare in modo che le vie si incrociassero.
lei mi ha protetta per anni. che in mezzo a questa rete intricata di vicoli, si, ci si sente protetti in fondo.
anni. passano anni. a incrociarsi senza saperlo. lei fa rumore. così tu spaventata cammini più veloce, e passi da un incrocio un secondo prima di lui.
quanti anni.
lei ti spegne gli occhi. crea il vuoto attorno e dentro. così tu guardi senza osservare. e non ti accorgi di chi c'è attorno.
un giorno, però, senza apparente motivo, decide che è ora. ormai non ti può più proteggere. non ne ha bisogno. ormai sei grande abbastanza. così un giorno, senza motivo, decide di non proteggerti più. e ti lascia andare.
così l'ho incontrato credo.
- io guardavo il cielo sopra varsavia
- e com'era?
- uguale a quello della nostra città. però più intenso. varsavia non ti protegge. varsavia ti spinge verso le persone.
- io l'ho incontrato un pomeriggio, di fronte al mare. ma non ci siamo detti molto. quasi neppure ci siamo accorti l'uno dell'altra. è stato un attimo.
- e però, poi è cambiato qualcosa.
- la luce. quando cambia la luce è tutto diverso. quando è notte, cambiano tutti i punti di vista. i sensi si acuiscono. le sensazioni sono più... precise, ecco. e allora capita che ti avvicini a qualcuno che per anni hai solo rischiato di incontrare. e lo sai che è così, perchè ti sembra di conoscerlo già. eppure no. è un altro mondo.
- che ti ha detto la prima volta che vi siete parlati?
- non ne ho la più pallida idea. non ha importanza. però, ricordo con assoluta precisione che suono aveva la sua voce. e che odore aveva la sua pelle. perchè la musica era alta. troppo alta per ascoltarsi davvero. e allora bisognava parlarsi all'orecchio. e non ha importanza cosa ha detto. ma come. se il suono di una voce ti muove qualcosa dentro, lo sai che quella persona l'hai sfiorata migliaia di volte. e c'è quel profumo di pelle che respiri, che ti rimane addosso.
qundo lei mi ha lasciata andare e l'ho incontrato, non ero certa di come sarebbe andata. e allora volevo che lui si raccontasse. come se questo potesse bastare a conoscerlo.
- volevi conoscerlo?
- sapere chi era. ma non si scopre chi è qualcuno attraverso quello che racconta. e allora ho cercato altre vie. ascoltando. ascoltando le sue canzoni. ma non riuscivo. come se lei, questa città, non mi avesse lasciata andare sul serio. come se lei, quelle stradine intricate, me le avesse lasciate nelle viscere, così potevo proteggermi da me. ergere muri a piacimento, cambiare strada all'occorrenza. fuggire in un vicolo se ero spaventata. che forse non volevo conoscerlo davvero.
che la sua voce, l'odore di quella pelle che ho respirato, mi erano rimasti dentro, ma io non avevo abbastanza energia per voler capire chi era.
- e lui? ce l'aveva quell'energia? ci ha provato a trovarti in mezzo alla rete delle tue stradine?
- non lo so. bisognerebbe chiedergli se lei lo ha lasciato andare.
domenica 31 agosto 2008
Ok
Ok
Quindi non pensiamo più a niente?
No. A niente. E quando torniamo, vediamo di mettere a posto le cose.
Ha funzionato. A volte sono geniale, perché lo so benissimo che la lontananza fisica dalle cose che fanno male, un po’ te le fa dimenticare.
E quindi abbiamo riso come non ridevamo da mesi. Abbiamo ignorato le ferite. Siamo state al mare. Siamo state in un borgo sperduto tra le montagne perché un nostro amico faceva uno spettacolo teatrale. E siamo state in discoteca, come due sedicenni. E ho fatto l’amore in spiaggia la notte di san Lorenzo, con le stelle che cadevano. E poi abbiamo riso ancora. E ancora. E abbiamo sognato. Che un giorno saremo tutto quello che vogliamo.
Laura
Che c’è?
C’è una canzone che vorrei mi dedicassero. Non lo ha mai fatto nessuno.
Qual è?
“luna” dei negrita.
Come hanno potuto non dedicartela?
E che ne so.
Frequentiamo della gente orrenda a volte.
Assolutamente d’accordo.
Ancora mojito?
Mmmm…. Si, passa.
In macchina, al ritorno, abbiamo ascoltato lo stesso cd dei rem almeno tre volte.
Secondo te ha funzionato?
Che cosa?
La storia di tornare sedicenni
Secondo me per un po’ si. Ma sento che sto crescendo di più ad ogni chilometro che facciamo
Non torniamo più
Thelma, smettila o mi schianto nel dirupo!
mercoledì 6 agosto 2008
venerdì 18 luglio 2008
- 5
- sei sicura?
- si...
- quindi 5...
- si...
- se i sensi sono solo 5, con quale senso ami?
lunedì 14 luglio 2008
l'alba è scura
Generalmente lei non dà la confidenzaa tutti quelli che si atteggiano troppo.
mercoledì 9 luglio 2008
recuerdas las veces que...
Non ci pensava nessuno.
Che guardavamo?
Chi guardavamo?
Perché sorridevi?
Io c’ero. Con tutta me stessa.
Ed ero semplice.
E l’aria era leggera.
E sembrava
che
non dovessimo
dimenticare
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venerdì 13 giugno 2008
"tutt'intorno piove un cielo fatto a cerchi in bianco e nero e Chagall..."
mercoledì 28 maggio 2008
sala prove
...che sanno ridere e sanno sognare...
...che è vero, quando uno fa esattamente ciò per cui è venuto al mondo...
...io c'ero e ci credevo...
...che, giuro, io non ho smesso di sognare. Mi sono solo presa una pausa...
...yo sigo con mis canciones y tu sigue con tus sueños ...
...che ci sono luoghi che ti fanno dimenticare il mondo intorno...
...che ci sono persone che sono vere...
domenica 25 maggio 2008
dai discorsi del sabato sera
Così ha esordito il Principe Azzurro vedendomi ieri sera.
Principe Azzurro lo si chiama così perchè ha i capelli biondi, lisci, gli occhi azzurri... è lui insomma, il principe azzurro che si era immaginato Walt Disney. Ma anche gli sceneggiatori di Shrek.
Insomma Azzurro voleva parlare delle relazioni. Sono complicate, diceva. E quando ti piace qualcuno non puoi subito esternare te stesso, devi usare delle tattiche. Tattiche diceva. ci vorrebbero delle storie semplici. Ma come si fa, mi ha chiesto, a non incappare in storie complicate?
Io in realtà, semplicemente fuggo. Se vedo che c'è qualcosa di complicato fuggo lontanissimo. Infatti sono sola. Si sta bene sola. Ma si potrebbe stare meglio, è intervenuto il bassista.
Azzurro vorrebbe una persona con cui condividere le cose. Certo, diceva il bassista, se trovi qualcuno che la vede come te si sta meglio.
"Sueña conmigo. Aunque solo una noche, sueña conmigo. Pues, tambièn toda la vita."
Me lo disse un uomo in Spagna. Sogna con me. Anche se solo una notte. Ma anche tutta la vita.
Sogna con me. è questa la relazione perfetta? Riuscire a sognare assieme? Condividere gli obbiettivi e non aver paura?
Sarà mica questo che ci frega, Azzurro. Che poi noi abbiamo paura di essere veramente noi stessi e sognare insieme con le persone che incontriamo. Non si tratta di tattiche, si tratta di celarsi dietro maschere di finta indipendenza emotiva. Paura di svelarsi, di mettere in gioco i nostri sogni e lasciare che un altro li condivida e ne faccia parte.
Se fossimo tutti noi stessi e ci svelassimo, e permettessimo da subito all'altro di conoscere i sogni, le paure, sarebbe più semplice o sarebbe solo un disastro?
martedì 13 maggio 2008
sky is over
di una canzone che ascolto, poi, di continuo.
di un sorriso.
di uno sguardo.
di un gesto.
del suono di una voce.
mi innamoro di un posto. un vicolo, una piazza, un prato, una panchina di pietra.
mi innamoro di quelle persone che hanno realizzato gli stessi sogni che vorrei realizzare io. vorrei chiedergli come si fa. ma di solito sono persone completamente irraggiungibili.
mi innamoro di un libro. di un racconto. un paragrafo letto da qualche parte.
di solito questi miei innamoramenti durano qualche istante.
poi passano.
e però lasciano un po' di vuoto.










