lunedì 27 luglio 2009
- Guarda, questa storia che i gatti neri portano sfortuna non la posso proprio accettare. In ogni caso, io propendo per la prima ipotesi. Sarà sempre lo stesso che mi segue. Ogni strega ha il suo gatto nero. E mia nonna era una strega. Devo aver ereditato qualcosa.
- In che senso era una strega? Strega strega? Di quelle che fanno le pozioni con le ali di pipistrello?
- Ma come sei antico! Mia nonna leggeva il futuro nei tarocchi, nei fondi del caffè… sapeva togliere il malocchio, ma sapeva anche lanciare il malocchio. E sapeva preparare le pozioni d’amore.
- Con le ali di pipistrello?
- Oh, ma sei fissato! Ma che ti hanno fatto i pipistrelli?
- Ma niente, è che nei film, c’è sempre un’ala di pipistrello nelle pozioni delle streghe. Ma parliamo di cose serie. Tua nonna ti ha insegnato?
- A fare che?
- I filtri d’amore
- Si
- E anche a leggere il futuro nei tarocchi e nei fondi del caffè?
- Si
- E…
- …e anche a togliere e mettere il malocchio, si. Ma a chi stai telefonando?
- La santa inquisizione. C’è la segreteria.
- Idiota
- Senti, ma visto che sai fare queste cose…
- No
- Dai…
- No!
- Solo un po’…
- Non metto il malocchio a nessuno. Mia nonna disse di non farlo mai.
- E che ti ha insegnato a fare scusa?
- In caso lo facessero a me o a qualcuno a cui tengo, per riconoscerlo.
- No, ma dico, tu ci credi davvero a quello che stai dicendo?
- Guarda che nella mia famiglia ci sono centinaia di episodi che provano che non siamo normali!
- E che c’è di strano scusa? Aveva tre anni e salutava tuo nonno in corridoio. Quale sarebbe la parte dell’episodio che lasciava presagire poteri sovrannaturali in tua cugina? Sai, a tre anni dire “ciao ciao nonno” non è molto difficile.
- Già, solo che il nonno era morto molti anni prima. La nonna le chiese chi salutava, lei candidamente rispose “il nonno, nonna. Non lo vedi? È là” e a mia nonna le prese un coccolone. Ma neppure troppo forte, in fondo un po’ se l’aspettava.
- Ma tua cugina quale? Quella che si è chiusa in convento?
- Si.
- Ah, vedi, ecco dov’è la parte sovrannaturale della storia: c’è ancora gente che si chiude in convento.
- Già… poi comunque c’è quella storia inquietante del fratello di mia nonna, Alfredo.
- Che faceva? Lievitava?
- Magari. No, nulla di che, è solo resuscitato.
- In che senso?
- Nel senso che è morto e poi si è risvegliato nella sua piccola e bianca bara. Aveva sette anni.
- E ha messo in pratica gli insegnamenti di Pai Mei? Ha sfondato la bara ed è riemerso dalla terra?
- Ma la smetti d’essere così dissacrante? Dai, molto semplicemente si è svegliato durante il funerale. La bara era aperta.
- E morirono tutti di infarto… ma se lo ricorda lui?
- Non so. Ma potremmo fare una seduta spiritica, lo evochiamo e glielo chiediamo. È morto dieci anni più tardi per una congestione facendo il bagno nel fiume.
- Ma che uomo fortunato!
- Si, vero? Poi comunque mia zia fa sogni premonitori. E mia madre sentiva i fantasmi.
- Sentiva? Non li sente più?
- Beh, no. Basta dirgli che non vuoi sentirli e non si fanno più sentire.
- Ma che educati. Scusa un attimo, vedo se l’inquisizione risponde.
- Ho come la sensazione che tu non mi creda.
- Ma no, ma no, perché pensi questo? Scusa, shhh, zitta che è libero. Pronto? La santa inquisizione?
- Ricordami ancora una volta perché parlo con te, ti prego…
sabato 4 luglio 2009
Lo sai, non credo ci sia un modo semplice per dirsi certe cose.
Non cerco un modo semplice per dirle. Cerco un modo semplice per smettere di sentirle, certe cose.
Ah, beh, peggio. Non esiste in natura. Non è contemplato negli accessori in dotazione al cervello umano.
Che cosa crudele. Io avrei inventato un cervello che potesse sentire e smettere di sentire a comando.
Cos'è che non vuoi sentire?
La nostalgia. Che non è però quella sensazione di mancanza e attesa assieme. La nostalgia che sento io, è una sensazione di mancanza mista alla consapevolezza che ci sono cose che non esisteranno mai più. E ad un certo punto, ti devi rassegnare all'idea di non poterci fare nulla, perché non puoi smettere di sentire a comando. Di conseguenza, devi solo aspettare che passi, che l'urto dell'onda non sia troppo forte e che si ritiri poi in fretta. E che non mi lasci troppo malconcia.
Se ti do una testata nei denti ritirandomi in fretta pensi che ti lascio malconcia?
Certe volte mi parli come se tutto quello che sento fosse colpa mia. L'hai appena detto anche tu che l'accessorio per smettere di sentire a comando non è in dotazione al cervello umano.
Si. però abbiamo in dotazione quello per smettere di essere consciamente masochisti. Che ormai nel tuo caso è troppo tardi. Sei irrecuperabile.
Ah, grazie. Mi sento sempre molto meglio dopo aver parlato con te.
Figurati. Quando vuoi.
mercoledì 1 luglio 2009
- Ma scherzi? Come si fa a dimenticarle?
- Ma è che aumentano sempre più! Potresti, che so, scrivere un manuale: “le scuse che un uomo inventa per venire a casa mia”
- Dovrei fare una classifica. Nell’ultima settimana non so se mi piace di più “posso dormire da te stasera ho bevuto e non posso guidare fino a casa”, oppure “lo so, sono le tre del mattino, ma ho un’improvvisa voglia di caffè posso salire da te”
- Ti stai dimenticando “vengo da te a risolverti quel problema al computer”, per non parlare di “avevi la lampadina in bagno fulminata vero? Vengo a cambiarla?”
- Dovrebbero usare un po’ più di immaginazione. Tu che scusa inventeresti?
- Inanzi tutto, è sbagliata la premessa per me. Io, vorrei portarla a casa mia l’altra persona, non andare a casa sua. Mi sento meglio nel mio territorio
- E come la convinci? Cioè, che ti inventi per non essere spudorato?
- Ma io sono spudorato! Però, nel caso non lo fossi, beh, che so “vieni da me a vedere la mia collezione di criceti morti impagliati?”
- Secondo me funziona
- Ovvio che funziona! Una volta ci ho provato. La persona in questione ha riso, poi ha avuto paura che i criceti impagliati esistessero davvero e quando si è resa conto che non c’erano abbiamo scopato. È tutta una questione di sorprese. La vita è noiosa. Bisogna sorprendere le persone. E farle sorridere. “ho bevuto non posso guidare fino a casa” mi pare una scusa piuttosto becera.
- E che ne pensi di “guardiamo un film assieme?”
- Guarda che te l’eri bevuta quella, me lo ricordo.
- E vabbè, ma mi sembrava una scusa innocente…
- Alle 4 del mattino?
- Ok, sono un po’ tarda…
- Emotivamente imbecille, direi
- Che c’entra l’emotività col credere alle scuse degli uomini?
- Niente, però ogni tanto te lo devo ricordare che sei una beota emotiva
- Grazie, che farei senza di te.
- Staresti a guardare film alle 5 del mattino con gente improbabile credendo che davvero vogliano guardare il film
- Ma và, me ne accorgo quando sono scuse. E certe volte vorrei credere a tutte le cazzate che dicono. Nella prossima vita voglio nascere molto stupida.
- Non temere, che non devi aspettare la prossima vita!
- Guarda che io intendevo un altro tipo di stupidità!
- Perché, la tua non basta?
- Ecco, io intendo… vorrei nascere come quelle donne che credono alle cazzate che dicono gli uomini. E che si entusiasmano per la borsetta nuova e che l’unghia spezzata è la tragedia più grave nella vita.
- Se vuoi ti lobotomizzo così ci diventi in questa vita.
